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*per quelli che si chiedono: "how could I do my job and still have time to think?"*

 

 

 

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[gli italiani quando sono in due si confidano segreti, tre fanno considerazioni filosofiche, quattro giocano a scopa, cinque a poker, sei parlano di calcio, sette fondano un partito del quale aspirano tutti segretamente alla presidenza, otto formano un coro di montagna]



Ascolta il profumo dell'ottimismo


11 giugno 2006


Il linguaggio notturno

C'è un linguaggio notturno. Non è un ragionamento che si spiega alla luce del sole e si articola chiaro e compensibile a tutti, o perlomeno a chiunque voglia far lo sforzo di capire. E' un linguaggio che respinge gli altri poiché è un puro monologo. Il linguaggio diurno invece non può non essere un linguaggio realista che soppesa le forze esistenti, calcola come si ingranano fra loro, com'è possibile operare su di esse e in che senso. Per parlare con sicurezza la lingua diurna occorre conoscere quella notturna, nella quale solamente si imbastiscono i temi che saranno svolti nel giorno. Pensar di giorno colla lingua della notte fa solo correre il rischio di essere frainteso. Ma pensar la notte, cioè nell'ora del contatto panico, del distacco dalla propria particolare personalità e dalla propria sorte, pensare la notte con il linguaggio del giorno, significa sbagliare ogni meditazione, sforzarsi di conservarsi quando invece bisogna perdersi. Vuol dire rinunziare a preparare il succoso alimento, pieno di misteriosa forza nutritiva, al realistico linguaggio del giorno.

ALTIERO SPINELLI




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10 giugno 2006


Little boxes

A palla di elefante. E' come il tennista contro la macchina. Palla dopo palla. Ti trovi dentro la panic room e cerchi di capire come butterà. Non devi fare nulla. Non muoverti. Fuori l'inferno. Ma tu non ti muovere. Poi scivolata. Gamba tesa. Intervieni. Palla dopo palla. Come gestire la tensione? Come restare in equilibrio nel mezzo del tornado? Affrontare, verificare, analizzare, colpire. Sei soggetti: due sconosciuti, un semi sconosciuto, il mostro, la gentile. Dritto rovescio. Rotolando verso sud, dritto rovescio. Gioco, partita? Li incontro. Guadagnarsi e colpire. Non è psicologia spicciola, è vita.




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9 giugno 2006


Chiacchiere e vino

Arrivo caricato a palla di cinghiale. Un bazooka. Parla, fuoco. Non ne lascio passare una. Fuoco al fuoco nemico. Tre donne contemporaneamente. Una polveriera. Fuoco al fuoco nemico. Cosa vogliono sentirsi dire, cosa devo dire? Ascoltano e chiosano, dicono e attendono. Radioglobo mi concilia. Fire! Non lasciatevi suggestionare, chi colpisce per primo colpisce due volte.




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6 giugno 2006


Cara democrazia 6-6-(0)6

Siamo osservati, spiati, analizzati, tenuti sotto controllo. Sono tutt'intorno. Sangue freddo e controspionaggio. Nessuno può sapere quello che sappiamo. Ma non diciamo. Occorre misura e misurazione. Siamo osservati, spiati.




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29 maggio 2006


Ipotesi di complotto

Veramente pensiamo che la morte di uno degli uomini più ricchi di Francia e di un controverso protagonista della grande impresa di Stato siano solo un caso? Complottisti di tutto il mondo, unitevi!




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29 maggio 2006


Se quella è Penelope Cruz

Donne riprese solo dall'inquadratura del culo. Donne che sembrano trans. Donne che fanno lavori da uomo. Donne che sembrano uomini. Donne che si disperano. Donne che uccidono uomini. Donne che si riuniscono. Donne che cospirano e viaggiano. Donne, donne, donne. Capisco che Pedro Almodovar vorrebbe essere donna, ma non chiamatemelo cinema. Si chiama perversione, turba psichica, patologia, ma non cinema. Oramai è arrivata l'estate, basta sale. Aspetto solo questo.




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26 maggio 2006


Carbonari chic

Ascoltando Isabella Santacroce a massenzio mi è venuto in mente Santorre di Santarosa. Un nome così altisonante, significativo, carico di patria. Isabella Santacroce è una sciroccata, nel senso che la vedo stracolma di catalessi, di fobie, di strane manie. Si presenta in scena con una maschera, del tipo la maschera di ferro, anche se era più o meno di plastica e lattice. Farnetica evidenze contro la materia, contro la presenza, contro se stessa. C'è un desiderio di immaterialità, di assenza consapevole, di trapasso ancorato. Ma c'è veramente questa gioventù? C'è questa autoreferenzialità, nel senso del riferirsi esclusivamente al proprio corpo, in noi di oggi? L'eccezione è la normalità. Oggi.




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25 maggio 2006


Noi del Gotan Project

Non voglio la sua merda. "Non voglio la tua merda". La squinzia esce dal portone del vicolo adiacente a via Giulia. Si dirige verso la sua Smart. Ci vede. Sorride. Si avvicina. Si fa avvicinare. "Ma funziona questa cosa dei fondi di caffè?". Sigarette. Parole. Coca. Insieme chinati. "Io sono un'eremita, quando mi fanno i tarocchi esce sempre l'eremita. Sono un eremita". Non sopporto le puttanate a buon mercato. Non sopporto la puttanata distribuita così, a portar via, tanto per. Amano mentire a se stessi. Amano raccontarci storie che non esistono, neanche se raccontate e inventate. La squinzia ci sa fare. Ma credetevi, almeno dentro di voi. Non vi mentite.




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22 maggio 2006


Chi comanda oggi?

Il complottismo del Codice Da Vinci sconta una debolezza molto presente nel settore: il potere della Chiesa. Il Vaticano ha smesso da un bel po' di anni di dare le carte, di dirigere i giochi. Ce ne accorgiamo qui in Italia, dove è dovuta addirittura venire a patti con i "circoli laici" nel Dopoguerra, figuriamoci nel resto del mondo. Il complottismo che preferisco è quello aggiornato, quello che si riferisce all'oggi, ai potentati occulti che ci sono oggi, non nel Medioevo (i templari non ci appartengono da un pezzo). Chi comanda oggi? E' questa la domanda cui mi piacerebbe dare un giorno una risposta non dico definitiva, non arrivo a tanto, ma perlomeno accurata. Non è la sorte di Maria Maddalena ad interessare i potenti di oggi, ma magari il petrolio, il gas naturale, la gestione dei trasporti e dei servizi. E poi Hanks e la Taotou recitano da cani, l'Opus Dei è ritratta in maniera quasi macchiettistica e chi non ha letto il libro non credo riesca a capire nulla del film.




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15 maggio 2006


Il discorso che avrei voluto sentire

Cari colleghi, signor presidente della Camera, la politica italiana è entrata da tempo nel canyon profondo dell’anomalia. Anomali gli attori, anomale le procedure, anomala la prassi, anomale le forme di sostentamento. La mia elezione a presidente della Repubblica, ultraottantenne e non rappresentativo di alcuno dei nuovi filoni politici del secolo da pochi anni iniziato, rappresenta il simbolo massimo di questa anomalia. Io non dovrei essere qui, non dovrei pronunciare questo discorso. La politica italiana è ammalata di assenza di nuova linfa. Le fonti per la formazione di nuova classe dirigente sono prosciugate da anni. Non affluisce vita nelle vene di questo parlamento, sempre più imbalsamato come raffigurato dal mio volto di vecchio comunista da Guerra Fredda. Mi assumo, quindi, la responsabilità di essere il simbolo di questa crisi e mi impegno a guidare l’Italia oltre la transizione infinita, per costruire un’alternanza piena e un travaso vero di novità e di movimento dentro questa teca impolverata che è la Repubblica Italiana. Mi auguro che anche voi vogliate agire in questa direzione. Viva l'Italia, viva la Libertà!

Giorgio Napolitano




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12 maggio 2006


Luna

E' piena? Non è piena? Dopo il Green T non so. La luce è favolosa. Ti amo, moon.




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11 maggio 2006


A ciascuno il suo Magazine

Che dire, mi sembra che Anna sia l'inserto a colori del Riformista, con la solita spruzzatina di Parioli Pocket e un po' di gnocca (poca) in omaggio.




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10 maggio 2006


Via il piumone, tocca al piumino

Mentre opero il cambio di stagione sul letto, mi chiedo: potrà mai la bicicletta eguagliare la stazza del carro armato? E' il famoso discorso "le pere con le pere, le carote con le carote".




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8 maggio 2006


Abolire il Quirinale

La costituzione materiale è cambiata da un pezzo; ora c'è l'elezione diretta del premier, il bipolarismo e una specie di premierato temperato. La Prima Repubblica è passata da un pezzo, i partiti si sono trasformati da strumenti democratici delle masse in comitati leaderistici sul modello delle lobby politiche americane. E allora oggi il Quirinale non ha più senso, perché quando è stato concepito aveva funzioni indiscutibili e non scritte che oggi non hanno più motivo di esistere, in quella forma. Oggi un cinquantenne ambizioso e politicamente pesante come Massimo D'Alema potrebbe fare del Quirinale una specie di Eliseo castrato, situazione inconcepibile in tempi in cui al Colle saliva solo un notabile chiamato a fare il notaio. Il Quirinale ha poteri pazzeschi, che assumono forza in base a chi è l'inquilino. Oggi un presidente della Repubblica che decide quando sciogliere le camere, respinge le leggi, accede ai servizi e ai loro dossier, guida le forze armate, guida la magistratura, ecco una roba del genere regalata ad un solo politico, neanche eletto dal popolo ma comunque proveniente dalla politica, non ha più senso. Se cambiano i pesi, ovvero i poteri formali e sostanziali del premier, devono cambiare anche i contrappesi. Se vogliamo andare verso una repubblica presidenziale, o semipresidenziale, lo si stabilisca con una discussione politica, una nuova costituente, non per forzature. Caro D'Alema, se arrivi al Colle devi immediatamente abolirlo.




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4 maggio 2006


Largo ai giovani

Il magazine del Corriere segnala l'ultimo arrivato dello staff di Prodi. Si chiama Daniele De Giovanni, aveva già collaborato col Professore, si occupa di numeri e statistiche. "Sono il più giovane del gruppo", dice. Ha 45 anni.




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4 maggio 2006


Popcorn al Quirinale

A proposito della rinuncia di Ciampi, solo una parola: godo. Significa che non tutto è ineluttabile in questa politica dei leader a vita, significa che fortunatamente le doppie verità servono ancora a qualcosa (dire pubblicamente che il vecchio rimanga e sperare in cuor proprio che si cavi dai coglioni), significa che la partita si fa intricata e combattuta fino in fondo. Io l'ho già scritto, vai Max! Spero che D'Alema sia il prossimo presidente della Repubblica. Di questi tempi, però, non c'è tempo per i pronostici, perché il match è favoloso e basta seguire i continui capovolgimenti di fronte per adrenalizzarsi. Da qui a lunedì, e poi via via fino a tutti gli scrutini, potrà succedere di tutto, quello che è vero adesso verrà smentito tra quattro ore, e avanti così. E' il momento dei popcorn, godiamoci lo spettacolo.




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2 maggio 2006


torna catalessi!

"Meglio uno stato di trans che il tran tran di troppi transiti, la terra pare una tela di Kandinsky Vassily, progredisci respirando ossidi tossici, ordini pc che dopo un di’ sono fossili, il futuro e’ come un piccolo coi boccoli, che con gessetti disegna cerchietti intorno ai bossoli, cinge cadaveri con tratti in stile liberty, se lo rimproveri dovrai morire, non sei Misery. Compra tutto ciò che ha detto lo spot, punta sulla roulette se non ti basta la slot, gioca al lotto i tuoi BOT, porta in porto lo yacht, trova un cazzo di sponsor e un’orrenda mascotte. Devi tessere un benessere frenetico che ti porta ad essere un messere nevrastenico con crisi di panico che nessun rammarico per famiglie sotto il tiro di un fucile carico…". Caparezza è l'Eminem italiano, noi del Baretto lo sappiamo da sempre, noi del villada style, dello stato di catartica catalessi, del santagostino parking. Noi che privilegiamo lo sport del Papa, camminare. Noi della bicicletta. Giocare a calcetto è di destra, è inutile che vi affannate.




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30 aprile 2006


Fonseca (by Teo). Ve lo ricordate?

Dei diversi posti nei quali ho lavorato ricordo gli ascensori. Lenti, specchiati, immensi, presidenziali, bucolici. Ci sono delle ragazze di tanti anni fa che alla fine ti chiedi: ma quella oggi sarebbe frequentabile? Ci sono personaggi che oggi ti domandi: ma oggi? Credo nell'imperturbabilità della tequila, della dos equis, del messicano. Vorrei andare a Panama, in Nicaragua. Ci rivedremo, girls & boyz. Questo regista di matrimoni, by Bellokkio, ha il suo perché. Alla solita ricerca di dio, nel cammino incontrando gnocche. Compagni genitori, il vostro oratorio, la vostra realtà, il vostro sessantotto; non lo capiamo. Non lo vogliamo. Vorrei qualkuno che sapesse rappresentare. Rappresentarci. Invece fuffa, e fajitas. Credo nella resurrezione di qualcosa, sia agnello, capretto o divinità.




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25 aprile 2006


Riprendiamoci il 25 aprile

Qui dalla maremma i bisbiglii dei tg diventano vociare alto e subito mi sale una certa indignazione. Perché il giorno della liberazione io devo avere tutti questi comunisti che mi fanno la morale? Perché il segretario della Cgil deve avere tutto questo risalto? Perché queste piazze sono piene di antagonisti sporchi e di barbuti militanti di Rifondazione, che si permettono addirittura di contestare la comunità ebraica? C'eravamo anche noi a liberare il paese, Italia di mezzo che magari non ha imbracciato il fucile per scappare sulle montagne, ma ha portato da mangiare ai prigionieri, ha cercato di sfamare la ritirata tedesca per limitarne i danni, ha mantenuto una normalità possibile per le donne e la comunità. La tragedia fu di tutti, questa morale di pochi fazzoletti rossi è non più tollerabile. Riprendiamoci la storia, non regaliamola a questi tripudi di falci e martelli.




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21 aprile 2006


Libronotes

Giorno del taglio. Gregoriano. Occorre appunto. Fatto. Stop.




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21 aprile 2006


Un altro eterno ritorno: il '68

Si parla tanto dell'intervista di Christian Rocca a Paul Berman. La sindrome del blogger mi impone di dire la mia. Di mie ne dico più di una. La prima: ma siamo sicuri che il regime di Saddam Hussein, definito (credo) giustamente fascista abbia qualcosa a che fare con l'islamismo radicale? Non è che se c'è un dittatore, ha i baffi e sta in Medio Oriente deve per forza trattarsi di Islam. Sarebbe come definire Hitler un fondamentalista protestante perché stava in Germania. Mi risulta, invece, che il regime di Saddam fosse laico, che l'Islam sia stato utilizzato solo nella fase finale della dittatura, che Bin Laden sia un'altra cosa. La seconda: siamo sicuri che un regime come quello fascista, che perseguitava, internava, uccideva, teneva un popolo sotto la pistola della dittatura, sia comparabile con il fondamentalismo islamico che, detto cinicamente, dalle nostre parti ne ammazza una manciata una tantum (New York, Madrid, Londra...)? Un regime è una cosa seria, e ha poco a che vedere con il terrorismo. Stare sotto il ricatto dell'illibertà è ben diverso che temere forse un giorno un attentato. La terza: ma il Sessantotto che c'entra? Che c'entra con l'undici settembre? Qui non abbiamo movimenti di piazza, non abbiamo giovani che si organizzano, non abbiamo una generazione che si ribella. Tutt'al più se ci sono state manifestazioni, sono state contro la guerra in Iraq. Di che parla Berman? Mi sembra solo nostalgia dei bei tempi. Ma tanto basta inventarsi una bella stronzata che faccia titolo e il più è fatto.




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19 aprile 2006


D'Alema al Quirinale, profumo di Prima Repubblica

Non c'è niente da fare, Massimo D'Alema è (insieme a Silvio Berlusconi) il viagra della politica italiana. Oramai da diversi anni. Solo quando c'è lui in campo (e l'altro) il divertimento è assicurato. Inciucio, in-ciu-cio, ma sentite come suona bene, come è bello, come si pronuncia fragorosomente? Ma non solo: intrighi, trame nascoste, killeraggi su commissione, manovre inconoscibili. Quando parla D'Alema inizia inesorabile il lavorìo dell'interpretazione autentica. Cosa avrà voluto dire? Cosa c'è dietro? Io credo che Massimo D'Alema possa diventare presidente della Repubblica. E lo spero! Lo voto al Quirinale. Sarebbe la sublimazione del Palazzo, l'eterno ritorno della Prima Repubblica, dell'ingegneria occulta, dei governi Bersani balneari, delle maggioranze a geometria variabile. Perché ovviamente Prodi alla prima volta che va sotto alle camere (e non mi sembra così difficile) viene inviato a casa per posta prioritaria. Avanti il prossimo! Quello splendido cinquantenne al Colle sarebbe una zaffata di sano togliattismo democristiano in questa amarezza di amarcord berlusconiano, a destra e a sinistra. Poi, è chiaro che se diventa presidente, dopo un minuto manda Cascella a dirigere il Corriere della sera, ma questi sono i famosi effetti collaterali. Vai Max!




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12 aprile 2006


Io lo amo questo Paese

Credevamo che era stata la campagna elettorale peggiore della storia, che non avrebbe interessato nessuno, che la politica non frega più a un cane. E invece la partecipazione è salita. Credevamo che il solito italiano opportunista e cliente si sarebbe buttato con tutta la mobilia sul carro del vincitore, quel Prodi che doveva plebiscitare il voto, che figurati se non vince, che ha già vinto da mesi ed è già presidente del Consiglio da un pezzo. E invece col cazzo che è andata così. Credevamo che Berlusconi fosse morto, finito, da pensionare, che Forza Italia avrebbe preso il 18 per cento, o in alternativa avrebbe preso il 21 mandando An sotto al 10 e l'Udc ai livelli del Ccd. Forza Italia primo partito, i centristi raddoppiano, An stabile. Credevamo che i Ds dovessero arrivare al 25 per cento, che tra un po' dovevano superare da soli anche la lista dell'Ulivo, che domani è un altro giorno e la coop sei tu. E invece 17 e mezzo per cento, qualche briciola più del tracollo del 2001, e Fassino verosimilmente dovrebbe andare a casa. Credevamo che fare campagna elettorale era del tutto inutile, che il Prof. oramai aveva vinto senza fare un cazzo di campaign, che la sua vittoria avrebbe infilato nel cesso qualche decina di anni di teorie e pratiche di comunicazione politica. E invece il Cavaliere ci ha spiegato nuovamente cos'è lo spin, il frame e l'iterazione del messaggio. Credevamo che quando l'establishment si schiera, i poteri forti scelgono il loro cavallo, i grandi editori danno il loro appoggio, allora il verdetto è emesso. E invece non è l'editoriale del Corriere della sera a dare la maggioranza del Senato.

Elezioni fantastiche, come Usa '94, tutto un fiato fino ai rigori. [E ora due mesi fantastici di trattative, controtrattative, governi ombra e rimodulazioni delle camere]




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8 aprile 2006


Pantelleria

Si avvicina l'estate, mare, biciclette. "Bisogna decidere se si vuole avere una vita romantica o no. E bisogna deciderlo molto presto, verso i vent'anni". Bisogna decidere anche quale dentifricio usare, e quali serie tv far registrare automaticamente al Mysky. Il mio cult di questi tempi è "Commissariato Trevi-Campo Marzio", una specie di docu fiction reality girata al mio commissariato. Al secondo posto c'è Roma, su Raidue. Al terzo posto c'è il dilemma dell'orgoglione: "Ma è vero che l'alcol è di destra e il fumo è di sinistra?". Non saprei, e comunque non credo che mi baserò su questo per votare. Ma mi sembra molto più appassionante la corsa per Quirinale, vero snodo di poteri più o meno nascosti, di manovre tradizionalmente occulte e di interessi inconfessabili. Si avvicina l'estate, il mare aspetta. E chissà che palazzo Chigi non diventi Saigon.




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29 marzo 2006


Caro caimano, l'Italia è una e kadima

Sollecitato da un'ampia percentuale dei mei lettori (guarins in un commento del post precedente), dico anch'io la mia sul Caimano. Premesso che non si poteva dire meglio di così, specifico il punto 5: il film spiega alla perfezione come quella sinistra, i nani moretti, non sia riuscita in questi anni ad afferare per nulla Silvio Berlusconi. Non lo capiscono, non c'è niente da fare. O lo odiano, o cercano di imitarlo. Ma non lo comprendono. Per loro è solo un problema giudiziario, una questione di malavita palazzinara. Ma a me Raitre fa schifo.

Poi. C'è una cosa che mi fa incazzare del nanimoretti pensiero: questa foga nel dire che ci sono due italie, che ci sono i buoni e i bavosi, che loro sono quelli puliti e gli altri gli untuosi, che da una parte ci sono i lego e dall'altra la televisione. Ma di cosa parla? A chi interessa la sua indignazione permanente? A chi frega qualcosa dello stalliere Mangano? L'Italia gira e procede senza l'ossessione patologica del Cavaliere che hanno i nanimor, senza il bisogno di un capro espiatorio di tutte le colpe, piove Berlusconi ladro. L'Italia è una e kadima, iniziate ad abituarvi all'idea. La finale di Amici l'abbiamo vista tutti.




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25 marzo 2006


Sono pazzi questi nani moretti

Cinema Metropolitan a via del Corso. Venerdì, primo giorno di proiezione del Caimano. Acquisto prima i due biglietti, spettacolo delle 20.10. Terza fila, posti otto e nove. Arriviamo, il cassiere dice che mancano tre minuti all'inizio. Entriamo in sala. "Sacher film". Sta iniziando, partiti i titoli di testa. Arriviamo alla fila dei posti prenotati, con qualche difficoltà per il buio e gli scalini. Faccio presente ai primi due signori della fila che dovremmo passare. Sono due persone anziane. La signora, interna, mi dice: "Può passare dall'altra parte?". A film iniziato, con Virzì che sta celebrando il matrimonio, le rispondo: "Perché devo passare di là, è più vicino da qui...". Passare di là significava fare il giro passando di fronte allo schermo. A quel punto il vecchio, seduto esterno, impazzisce. "E allora alziamoci e facciamolo passare!", ripete, urlando, un paio di volte. Dietro ci sono altre persone che affollano il corridoio per andare verso i loro posti. Vorrei a quel punto passare dall'altra parte, perché la reazione del vecchio mi ha veramente scosso, ma non si passa facilmente, troppa folla. Allora entro nella fila. La vecchia non si muove di un centimetro. Lo spazio tra la terza e la seconda fila non è strettissimo, ma lei non si sposta. Così fanno tutti quelli seduti di seguito. Sembra che si accorgano che devo passare solo quando gli monto sopra con i piedi. Intanto la lodevole fanciulla mi riferisce che il vecchio, dopo il mio passaggio, mi ha scaraventato addosso una dose importante di "stronzo" e insulti vari. Mah.




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24 marzo 2006


Dai, scrivi tu una cosa

Oggesù. Non mi viene niente, sono fuori forma. Però dobbiamo pensare al camper e al catalizzatore di negatività.




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21 marzo 2006


Assalto al carro del vincitore

I confindustriali subendo la gazzarra del Cavaliere hanno ufficializzato l'appoggio all'Unione. La Cei con il Ruini di oggi sembra abbia sostanzialmente dato il via libera al governo prodiano. La grande stampa della borghesia ha risposto come un sol uomo all'appello per sostenere il Professore. I no global sono entrati nella coalizione da un pezzo. Sono arrivati anche i radicali, con Bobo Craxi a debita distanza. Ce ne fosse uno che voglia perdersi la spartizione della torta. Meno male che non deve durare più di un anno... Povero, desolato carro degli sconfitti. Almeno si sta larghi.

[segnalo che Semerssuaq e Francesca Mazzucato hanno ripreso le trasmissioni]




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20 marzo 2006


La terra trema

Si porta tanto il discorso sul dopo elezioni. Prodi ce la farà a governare? Berlusconi riuscirà a salvarsi dalla galera? Il partito democratico nascerà? Montezemolo entrerà in politica? Paolo Mieli diventerà presidente della Rai? I Ds si compreranno una banca? Chi si prende la Telecom? Insomma, ci sono tante domande che non troveranno risposta col voto di aprile, ma che aspettano scenari sul medio periodo. L'unica cosa che mi viene in mente, rispetto a chi ostenta tante certezze sulla durata del prossimo governo, è questa: quando arriva il terremoto ci sono posti al sicuro? Io credo di no.




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7 marzo 2006


Idraulici (vd Dick)

"Il problema dei giornalisti è che credono di essere degli intellettuali. E invece sono solo dei plumber".




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