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[gli italiani quando sono in due si confidano segreti, tre fanno considerazioni filosofiche, quattro giocano a scopa, cinque a poker, sei parlano di calcio, sette fondano un partito del quale aspirano tutti segretamente alla presidenza, otto formano un coro di montagna]



Ascolta il profumo dell'ottimismo


28 febbraio 2006


Potere al quadrato (nel quadrato)

Ma come fai a vedere Sanremo se La7 ti piazza in rapida successione Febbre da cavallo e Fracchia la belva umana? Scrive Alexander Stille: "Denaro + mezzi di comunicazione + celebrità = potere politico". Scrivo io: "Soldi + comunicazione + idee = potere". Scrive lei: "Idee + cosce = potere". Quindi le cosce equivalgono alla comunicazione + soldi e la celebrità alle idee. Quindi "celebrità + cosce = potere". Quindi "soldi + comunicazione + idee = celebrità + cosce". Quindi anche se non diventate potenti, potete consolarvi con l'essere famosi e avere tante allegre fanciulle intorno. Poi dice che la comunicazione politica (soldi + comunicazione + idee) non conviene.




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18 febbraio 2006


politica tv

La propaganda è molto più efficace quando le persone cui è rivolta non sanno che è propaganda. Lo si dice, non inventando nulla di nuovo, nel documentario "Outfoxed", che spiega quanto è fazioso il giornalismo che fa Fox News. Tutto vero, non serve uno scienziato per capire da che parte sta la all news americana di Murdoch. Il documentario spiega nei minimi particolari i metodi utilizzati dal canale guidato da Roger Ailes, ex consulente per la comunicazione di Nixon e Reagan. Ma la risposta a una roba del genere non è dire: "Ecco il diavolo, abbattiamolo". La Fox fa ascolti pazzeschi e, soprattutto, fa opinione. E allora uno che vuole sottrarle porzioni di potere mediatico deve tentare di rubarle il pubblico, o perlomeno di mettere in piedi un'operazione analoga. E per farlo è utile anche usare quelle tecniche messe in campo dalla tv di Murdoch. Al pubblico piace un giornalismo fazioso, piace un anchorman che la pensa come lui, piace veder sostenute le proprie posizioni. Basta dare un'occhiata al successo di Raitre. Allora serve a poco stracciarsi le vesti, mettano in piedi una macchina rodata e perfetta come quella dei conservatori americani, invece di sbraitare. Lo stesso dicasi per i nostri centrosinistri. "I repubblicani hanno questa strategia: ogni giorno viene deciso un messaggio da veicolare, e poi viene fatto veicolare da tutti: il presidente, il vicepresidente, i membri del Congresso, le tv affiliate, le bellicose radio dei predicatori e degli opinionisti di destra, i siti internet. Tutti usano praticamente le stesse parole". E' perché sono bravi, e hanno un sacco di soldi e di risorse (anche umane). Per vincere bisogna fare meglio, non piagnucolare.




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20 dicembre 2005


Non fateli più andare in tv (a Berlusconi e Prodi)

Ecco, siamo arrivati al paradosso di essere l'unico paese nel quale ai due leader politici Silvio Berlusconi e Romano Prodi conviene non farsi vedere in televisione. Di Prodi si conoscono tutti i borbottii, i gorgoglii, le parole incomprensibili e i ragionamenti inafferrabili, la voce bassa, insomma tutto l'armamentario solito. Ma stasera Berlusconi a "Porta a porta" ha raggiunto il suo stesso tasso di imbarazzo creato nel telespettatore. Due ore e 25 minuti di trasmissione, sostanzialmente di monologo, che hanno fatto vedere per la prima volta un portentoso tic all'occhio destro, intervallato da occhi chiusi e visibile nervosismo quando due insospettabili (o quasi), Della Valle e Feltri, hanno provato a lanciare qualche affondo (in realtà delle bordate micidiali, a vendicare l'assenza di qualsiasi interlocutore politico). Il Cavaliere non può più prestarsi a una roba del genere, che mette in mostra tutti i suoi sessanta e passa anni. Volto funereo, mai un sorriso, mai un raccordo con la realtà. Una sequela di dati citati a pioggia la cui intangibilità era rappresentata dalla fonte, il ministero dell'Interno o qualche altro dicastero, insomma lui stesso. Al mitico Ballarò con Rutelli e D'Alema, Berlusconi (e noi tutti) vide come Dorian Gray il ritratto che invecchiava al posto suo, e ruppe l'incantesimo. Ora è in fase di invecchiamento libero e inarrestabile (anche di cervello).




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13 dicembre 2005


Crocifiggiamo Bruno Vespa

Quando sento la melodia di via col vento con sfondo azzurro e poltroncine bianche cado in uno stato catatonico di totale subalternità, le dita mi si rattrappiscono, gli occhi si bloccano, il cervello si collega alla porta usb di Raiuno e il telecomando diventa un oggetto inafferrabile. E' lo schiavismo che ha le sembianze di Rita Pavone. E se le rivoluzioni sono necessariamente dei parricidi, allora chi vuole veramente cambiare qualcosa di questo fantastico paese deve partire dal padre delle nostre seconde serate, il dominus incontrastato della tv pubblica che dirige il dibattito nazionale e può permettersi di mostrare il proprio potere facendosi ospitare anche dal segnale orario per lanciare il suo libro (ma a cosa gli servono tutti quei soldi?). Altro che Berlusconi e Prodi, Fini e Rutelli, Fassino e Casini. Se volete accendere la rivolta dovete passare da Via Teulada. Crocifiggiamolo alla sala mensa della Rai.




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8 dicembre 2005


'A hope dressed up as an observation'

C'è un'abissale differenza tra lo spin e la propaganda: il primo funziona, la seconda no. Qualità contro quantità, intelligenza contro forza bruta, astuzia contro soldi, Benny Carbone contro Rambo Koeman. La vera guerriglia mediatica nasce nelle war rooms e non nelle salette di montaggio. Il giornale dei miei sogni è champagne+cheeseburger.




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3 maggio 2005


Pastonisti

Ida Peritore (Tg1): insuperabile, la migliore, la adoro. deve tutto alla sua voce, una melodica macchinetta che scandisce i nomi dei politici come un tubo di scappamento della 500 della mi' nonna. il suo servizio è per me ciò che di più si avvicina al sublime (a pari merito con la sigla viadelventesca di porta a porta).

Francesco Pionati (Tg1): il fondatore. il pastone come lo intendiamo e lo gustiamo oggi nasce dalla lunga elaborazione che un figlio (di un sindaco) della prima repubblica come lui ha saputo fare per tutti gli anni novanta. oramai abdica ogni giorno di più a favore della Peritore, ma rimane indimenticabile. ha portato avellino in mondovisione.

Roberto Toppetta (Tg3): minestronista. con lui il pastone perde ogni consistenza e si scioglie in una sapida minestra che riesce a non avere alcuna logica. tutto compare apparentemente a caso, in realtà secondo un ordine politicamente chiaro e imprescindibile. fondamentale per capire i movimenti tellurici interni alla rai.




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18 aprile 2005


In Iraq si può anche inventare un genocidio

Da tre giorni quotidiani, tv e agenzie di tutto il mondo parlano del sequestro di 150 sciiti nella cittadina di Madaen vicino a Baghdad. Autori del delitto sarebbero dei guerriglieri sunniti, accusati di operare addirittura una pulizia etnica. Si è parlato anche di un assedio da parte delle forze militari americane e irachene intorno alla città per liberarla dai sequestratori, e già oggi alcune operazioni dovrebbero essere andate in porto. Eppure l'inivato del New York Times dice che è tutta una bufala, che a Madaen gli abitanti stanno tranquillamente a bere tè nei caffè e che la notizia è stata creata ad arte per alimentare la confusione nella costruzione del nuovo governo irachena (mettendo ancora più sotto cattiva luce i sunniti a favore degli sciiti). Ma come cazzo si fa a inventare una cosa del genere? Lì sì che gli spin doctor hanno campo libero. Meno male che c'è Ann Coulter sulla prima di Time Magazine.<




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14 aprile 2005


Nel voto UK tira l'immigrazione perché l'economia va bene

Intanto Ostellino (oggi sul Corriere): "Nel 2001, un certo numero di italiani, inferiore al totale dei consensi ottenuti dal centrodestra, aveva sperato che fosse arrivato al governo un clone di Margaret Thatcher. Ma era solo Silvio Berlusconi. Ora, altri italiani, anch'essi minoritari rispetto ai consensi del centrosinistra, sperano che, nel 2006, arrivi al governo un clone di Tony Blair. Ma temono sia solo Romano Prodi". Magnifico. Sto leggendo il "Manifesto 2005" che il Labour ha presentato ieri agli elettori inglesi (si vota il 5 maggio) e sono rimasto colpito, tra le altre cose, dall'obiettivo del full employment. Nel senso che quella della piena occupazione è una battaglia storica della sinistra da sempre, ma in Gran Bretagna dicono che ci arriveranno entro il 2010. E i risultati che hanno concretizzato finora lo fanno credere. Ma all'inizio del libretto rosso vengono riportati tutta una serie di obiettivi che Blair fissò nel 1997 e che sono stati più o meno raggiunti (al netto dei dati gonfiati come in ogni programma elettorale). Adesso, io non so quale sia la reale situazione là, perché non bastano un po' di Guardian e di Independent per avere chiaro come stanno le cose, ma ho come l'impressione che il grosso della campagna sia spostata su temi come la sicurezza e l'immigrazione perchè l'economia va sostanzialmente bene. Gli inglesi stanno bene (più o meno come gli italiani nel 2001 dopo i cinque anni di governo dell'Ulivo) e non sono preoccupati dal portafogli. Per questo i Tory sembrano in qualche modo in rimonta. E per questo in Italia il centrodestra è in una valle di lacrime.




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12 aprile 2005


Onde cutanee (il riporto di Piero)

Per anni tutte le persone fieramente democratiche hanno ironizzato sul riportone di Schifani, una specie di piumone a coprire la rilucente pelata. Ma quello di Fassino che stasera le telecamere di Ballarò stanno impietosamente mostrando agli italiani? Se è di sinistra non può essere preso per il culo?




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6 aprile 2005


Ballarò

Lo stupratore (Massimo D'Alema): occhi iniettati di cattiveria, ogni volta che fiuta il sangue della preda va come uno squalo a fare piazza pulita. quel suo urlo, "Berlusconi! Così perde le elezioni!", rimane nella storia come esempio di misericordia compiaciuta nei confronti del peccatore.

Il contropiedista (Gianni Alemanno): placido e incazzato come un ragazzino che gioca a calcetto. quando ti aspetti che meni sul povero Silvio, attacca la sinistra. quando il Cavaliere gli chiede una mano suggerendogli la risposta sulle tasse, lo giubila senza pietà.

Il palleggiatore (Francesco Rutelli): non affonda mai. fa girare la palla, senza permettere all'avversario di toccarla mai. come quei registi di centrocampo che giocherellano per larghi tratti salvo poi offrire l'assist per il gol. e la punta, ovviamente, è D'Alema.

Il riccardo ferri (Silvio Berlusconi): non facendo sospettare il grande stopper che fu, mette dentro la sua porta un autgol dopo l'altro. inesorabile, senza pietà. e il portiere Bonaiuti non riesce a pararne neanche uno.




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21 marzo 2005


Gianni!! si appropinqua

Il Corriere della sera di Paolo Mieli sembra una versione politica e cartacea di Verissimo. Il Foglio è in grave crisi di identità (e l'Elefantino sulla questione del ritiro ha preso un'inculata clamorosa). Repubblica ha sposato nuovamente la mortale causa di Romano Prodi. La Stampa si sta risollevando. Il Sole 24 Ore ho iniziato a sfogliarlo (e ogni tanto anche a leggerlo). Il Tempo cresce che è un piacere. Libero si sta assestando. Il manifesto senza jena è inutile. La jena senza manifesto è illeggibile. Il Riformista sta facendo progressi e se sposasse definitivamente la linea antiprodiana potrebbe riservare anche belle sorprese. Il Messaggero ha finalmente una pagina politica con qualche retroscena divertente. Ma la stampa italiana sarà totalmente sconvolta da una grande iniziativa che lancerò domani.




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11 marzo 2005


Sì al limite, sì

Ahò, ma che ce vòi fa crede che 'a mmerda è bbona?




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10 marzo 2005


Altro che il Lazio, il regno dello spin è la Campania

Tra Bassolino e Bocchino lo scontro sembra brillante, combattutto, di livello. Il presidente in carica ha un sito molto agile e soprattutto un blog in attività (mentre quello di Prodi rimane bi-aggiornato da settimane) e Bocchino è partito alla grande inventandosi manifesti con frasi famose ("Scusate il ritardo", "Ci vorrebbe un amico", etc.). Sto ascoltando la replica dell'intervista di Nino D'Angelo a Bassolino che ha aperto questa mattina le trasmissioni di "Radiolino", la web radio del presidente. Divertente sentirlo parlare in napoletano (facimmo, 'o tiempo, accà, schkampia) e dire una serie di banalità incredibili ma in un modo incredibilmente semplice e naturale. E poi c'è il manifesto con lui che tende l'orecchio alle persone.




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2 marzo 2005


Come se da domani Berlusconi si chiamasse Panettoni

Il nuovo Corriere della Sera versione Paolo Mieli oramai parla solo di politica estera e di Ritanna Armeni. E nelle pagine dedicate a quello che succede nel mondo da oggi (o forse da ieri, ma si tratta comunque di una scelta di questi giorni) il leader palestinese viene chiamato con il suo vero nome: "Abbas". Va bene, fino a ieri (o all'altro ieri) si chiamava Abu Mazen, ma solo in Italia lo chiamiamo così e il Corsera non poteva certo esimersi dall'allinearsi al resto del mondo piuttosto che a Largo Fochetti. Ma ora chi glielo spiega ai lettori che Abbas e Abu Mazen sono la stessa persona?




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16 febbraio 2005


Il video della Sgrena non andava trasmesso (o almeno sobriamente)

Dice Mister Doctor: "Ma che ci vuoi fare, l'informazione è inarrestabile". Eppure sono disgustato. Disgustato dalla trasmissione del video di Giuliana Sgrena. Sarò un sognatore o un nazista, ma mi è sembrato incredibile che il Tg3 (e poi a seguire tutti gli altri) abbia iniziato a trasmettere a rotella le immagini di lei che chiede il ritiro, recitando visibilmente un copione concordato con i terroristi (e non ci vedo nulla di male, ma di terribile, perché chiunque lo avrebbe fatto per slavarsi la vita), senza curasi che così facendo si presta perfettamente al gioco dei terroristi. In Francia non hanno neanche fatto vedere le immagini dei due giornalisti francesi. Perché da noi non c'è stata alcuna preoccupazione alla sobrietà? C'era proprio bisogno di far diventare per l'ennesima volta dei poveri cristi (la Sgrena, ma anche tutti i suoi familiari) soggetti politici in grado di influire sul dibattito pubblico? Al Jazeera non ha quasi dato la notizia, perché oramai il Qatar ce l'abbiamo a Saxa Rubra. Si può essere contrari alla guerra in Iraq, ma non è possibile che le scelte governative siano sottoposte all'emozione di un video.




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31 gennaio 2005


Prodi dalla Dandini. E da domani Berlusconi anche al segnale orario

Non lo so. Forse le casalinghe impazziscono al solo sentirlo alitare. Forse l'elettorato della "Padania" (ipse dixit) lo adora. Ma io questo Romano Prodi che dice che i giovani europei non vengono più in Italia perché preferiscono Berlino a Roma (attacco a Walter!) o Formentera a Rimini mi sa tanto di barone che vende banalità a buon mercato delle quali non sa un'acca. Potrebbe essere un problema mio. Ma vederlo (stasera dalla Dandini) in quella stanza piena di libri e librerie, con le sue esclamazioni da nonno saggio ("Ma siamo diventati matti?") mi fa come al solito fare solo tante risate. Meno male che poi Zampaglione ci ha regalato la descrizione di un attimo live. Comunque non si capisce il senso di questa intervista sdraiata e tutta politica (si è parlato come al solito di primarie, di alleanze, di giovani, di riforme del centrodestra da rivedere, anche se il Professore non sembra in grado di pronunciare il nome "Francesco Rutelli" neanche se a chiederglielo è l'intervistatrice) in un programma di satira e intrattenimento. Ora aspettiamoci il Cavaliere tutte le settimane a Domenica In e Gasparri ospite fisso della Prova del cuoco. Complimenti agli strateghi. Però la metamorfosi di Prodi in Gianni!! mi sembra in fase sempre più avanzata. E' un bene o un male?




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28 gennaio 2005


No, il D'Alema comunicatore no...

Dopo le primarie finte e le lotte da pollaio credevo che il centrosinistra fosse oramai stabile sul fondale della decenza. Ma quando leggo che Massimo D'Alema dichiara: "Mi permetto di dire che il nostro 'meno tasse' dovrebbe essere 'una piu' degna retribuzione del lavoro'", e poi aggiunge: "Ci accusano di non avere slogan, mi permetto di lanciarne uno: salari piu' alti", ecco le palle mi precipitano a piombo per terra come neanche quando ho visto "Matrimoni e pregiudizi" al Fiamma. Con Spa e Updrdl la vittoria è assicurata...

[Ma in Italia c'è ancora qualcuno, a parte gli schiavi delle grandi aziende costretti a fare lavori pesantissimi, che chiama il proprio stipendio salario? Ma a chi parla D'Alema? Vi prego, fermiamoli. Gianni!!]




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16 gennaio 2005


L'ottimismo è il profumo del Professore

"Gianni!!"

[Sembra che Romano Prodi nel suo intervento di oggi a Fiesole durante il seminario organizzato dalla Margherita abbia fatto il grande passo. "Sono ottimista fino all'incoscienza", ha detto, andando verso lo sdoganamento definitivo di se stesso come depositario supremo del verbo di Tonino Guerra. Nel senso che se il Professore capisce le potenzialità infinite di quello spot dell'Unieuro, che mettendo insieme il centro commerciale, le musiche del Gladiatore e lo sconosciuto poeta è diventato il miracolo pubblicitario dell'Italia del nuovo millennio, insomma se Prodi afferra lo scrigno miscelato di tutto questo materiale esplosivo, allora non ce ne sarà più per nessuno. La metamorfosi di Romano che diventa Gianni sarebbe la vera bomba politica di questo 2005. E allora lasci stasera i soffietti del Corriere, che con la cronistoria fantastica del suo cammino familiare di oggi lo porta inevitabilmente nell'Olimpo delle impossibili famiglie ottocentesche dai cento membri, e cerchi il suo mondo elettorale lì, nella fusione semiotica degli elementi post veltroniani. Economia da mall, cultura centrifugata a buon mercato e cinema americano sono le chiavi della risorgenza italiana nell'età prodiana del neo ottimismo. Se il Professore capisce la lezione ferrariana del Berlusconi icona pop alla Andy Warhol, non ci sono tessere fedeltà e punti accumulati che reggono]




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12 gennaio 2005


Prodi come "Non ci resta che piangere", Veltroni terzomondista con sottotitoli in tedesco

Saranno stati gli iniziali problemi di audio, che hanno obbligato la rete a piazzare uno splendido monoscopio in bianco e nero per qualche secondo (ma forse era semplicemente il segnale del ritorno al passato), sarà stato il collegamento da Bologna e gli occhi chiusi durante l'intervista, che lo facevano assomigliare terribilmente a Sergio Canciani (l'inviato Rai da Mosca), sarà stato il fatto che dopo la trasmissione sono andati in onda Vianello e Paolo Mieli con fluenti immagini della Prima Repubblica dietro di sé (Moro, Andreotti, Fanfani, Rumor, etc., con gli occhialoni di ordinanza), insomma per tutta una serie di ragioni quando stasera è arrivato il turno di Romano Prodi a Primo Piano mi è sembrato di tornare indietro di almeno una decina di anni. Se non di più. Ma come gli salta in mente di fare il proprio intervento televisivo dopo i cinque anni alla Commissione in una trasmissione scrausa come l'approfondimento del Tg3? Peraltro con la Berlinguer che gli faceva domande su quanto accaduto ieri nel centorsinistra senza citare mai i fatti (ovvero la crisi con Rutelli chiusa dal direttivo della Margherita). E lo stesso Prodi è andato avanti per minuti senza dare riferimenti ai telespettatori. Impossibile trattenere le risate, soprattutto quando il Professore ha detto di essere totalmente ottimista sull'esito delle regionali. Gianni!

Veltroni, invece, si è fatto ritagliare su misura un bel Ballarò (lo avranno sicuramente organizzato i suoi) con gli altri ospiti che lo chiamavano regolarmente per nome ("Walter di qua, Walter di là"), ma è riuscito a mettere in crisi anche i telespettatori più volenterosi. Due ore sugli sms dello tsunami metterebbero a dura prova anche il telemorente poltronato che non riesce a cambiare canale perché da anni ha dimenticato la pratica dello zapping. Insomma, centoventi minuti di terzomondismo (con il rappresentante del governo e della Commissione Europea Frattini a fare da comparsa per il Walter Show) per far dire alla fine al nostro caro sindaco che il leader giusto è Prodi, e lui lo può dire perché è l'unico che ci ha lavorato per tre anni e lo conosce benissimo (come dire, "io solo conosco le sue capacità, quindi se lo trombate eccomi qua").

Certo che se le due alternative sono il sosia di Tonino Guerra e il sindaco di Maputo mi sa che non siamo proprio messi benissimo.




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11 gennaio 2005


Stasera le primarie televisive su Raitre

Dopo le primarie radiofoniche di ieri mattina, stasera Raitre ha organizzato quelle in televisione. Alle 21 ci sarà lo sfidante, Walter Veltroni, ospite di Floris a Ballarò a parlare di tsunami. A partire dalle 22.30, invece su Primo Piano (condotto da Bianca Berlinguer) ci sarà il candidato ufficiale, Romano Prodi, che si presenterà agli elettori discutendo delle beghe interne e del programma di governo del centrosinistra. Imperdibile.




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4 gennaio 2005


Il new deal del Foglio

Anno nuovo vita nuova rivoluzionaria anche per l'Elefantino (si spera). Tutta la vecchia guardia se ne è andata e ora vediamo un po' come vanno i ricambi generazionali. Tipo Camillo Langone che sostituisce "il riempitivo" di Pietrangelo Buttafuoco con una nuova rubrica di seconda intitolata "preghiera". Tipo Guia Soncini che ora parla di tv in maniera un po' più seria. Tipo Diaco che ora fa il commentatore sexual politico il sabato. Il restyling, iniziato con gli abbandoni di Maria Giovanna Maglie, Oscar Giannino, Beppe Benvenuto, Mattia Feltri si è concluso. Ora vediamo se Ferrara deciderà di dare una rinverniciata anche a se stesso e guiderà la transizione verso il dopo Berlusconi, invece di stare lì a vivacchiare come fa da un po' di tempo. Perché sulla politica il Foglio è fuori da tutto da mesi. Quindi meno lenzuolate di articoli lunghissimi e indigeribili (molto bello poter rileggere oggi il giornale a quattro pagine, come era una volta e non accadeva da non so quanto), più spin efficaci. "Gianni!!"




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22 dicembre 2004


Una volta c'erano i cinema di seconda visione. Oggi c'è il Riformista

Con un giorno di ritardo anche il Riformista parla della guerra atomica che sta avendo luogo nel centrosinistra. Editoriale di seconda pagina attribuibile al direttore (come direbbe Bordin). Ma per dire cosa? Che non c'è nessuna notizia nuova perché la lista unitaria era già morta e loro lo avevano scritto tre mesi fa. Come dire, si stanno azzuffando su minchiate e non c'era bisogno di dedicare alla vicenda le prime pagine dei giornali (e infatti loro non l'hanno fatto). Vabbè, nessuno svegli gli arancioni. Forse tra qualche settimana si accorgeranno anche loro che la questione è leggermente più seria.




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9 dicembre 2004


Meglio di quando viveva in prima serata

A me questo Michele Santoro in versione combattente sannita mi piace proprio. Le sue column sul Riformista sono necessariamente da leggere. E quando ho avuto modo di vederlo un paio di settimane fa l'ho trovato trasformato: sembra un santone indiano che vive su un altro pianeta. Magnifico.




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7 dicembre 2004


Voleva chiamarsi Silvio

Oggi sul Corriere della Sera c'è un Massimo D'Alema strepitoso, in particolare per un passaggio. Eccolo: "Per le politiche eliminerei la quota proporzionale del 25% e introdurrei il doppio turno, magari con la correzione del modello francese che prevede il diritto di tribuna, cioè una presenza pur minima in Parlamento, delle forze minori. Questo sarebbe da fare, altro che aggiustarsi la legge elettorale come vuol fare Berlusconi per vincere le elezioni. Il suo e' un approccio ucraino". Insomma, Berlusconi che vuole cambiarsi la legge elettorale per cazzi suoi è un ucraino, mentre D'Alema che vuole cambiarla per fare fuori tutti i partiti del centrosinistra e far vincere sempre e solo i Ds (perché a questo serve il doppio turno alla francese) è un grande statista.




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2 dicembre 2004


Tette culi e cosce

Anche oggi il Corriere della Sera Magazine spara in copertina una foto tristissma. Dopo una lunga serie di inutili sonie gandhi e giovanni trapattoni, stavolta è toccato a un riccardo muti qualsiasi. Ma a che serve avere una prima pagina senza la gnocca?




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30 novembre 2004


Media Quotidiano agita il Tg5 di Carlo Rossella

DELL'UTRI: CDR TG5, CHIESTO INCONTRO URGENTE CON ROSSELLA

(ANSA) - ROMA, 30 NOV - Un incontro urgente con il direttore Carlo Rossella: lo ha chiesto il cdr del Tg5 ''in merito a una polemica di stampa sui servizi dedicati ieri dal Tg5 al processo Dell'Utri a Palermo''. L'incontro, annuncia in una nota il comitato di redazione della testata, ''e' stato fissato per domani pomeriggio, al rientro del direttore a Roma''. ''Con l'occasione - spiega ancora la nota - il Cdr intende chiedere ulteriori garanzie circa i tempi di presentazione del piano editoriale e i suoi contenuti''.

L'antefatto lo trovate qui.




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22 novembre 2004


La7 come Telekabul

Mi piacerebbe che qualche risma di quegli intellettuali che fanno gli indignati speciali di professione lanciasse un bell'appello al proprietario di Telecom Marco Tronchetti Provera (che come scrivono su Media Quotidiano Tolardo e Giacalone naviga in acque melmosissime) per chiedergli di trasformare quella tv attualmente inutile che è La7 nella vera televisione di opposizione del paese. Lo spazio c'è. Una bella emittente d'assalto che vada allo scontro frontale con il palinsesto unico Rai-Mediaset e diventi il megafono di chi oggi non puoi neanche avvicinarsi al piccolo schermo. Allora la campagna elettorale permanente per regionali e politiche diventerebbe una cosa seria e divertente.




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18 novembre 2004


Bisogna abolire il servizio nei tg

Il Tg1 delle 13.30 dedica un servizio di due minuti a nonno Ciampi che premia alcuni professori per l'impegno in Mozambico o giù di lì. E poi qualcuno ancora si chiede perché l'informazione televisiva italiana fa schifo? Ma sulla Cnn la trovereste una velina del genere? In realtà la vera grande rivoluzione per dare aria fresca ai tg della nostra tv sarebbe quella di abolire il servizio. Fox News, che l'informazione la sa fare sul serio, l'ha fatto fuori da tempo. Non esistono più quei 120 secondi soporiferi di pastoni, marchette, frasi smozzicate e lunghissime. C'è un conduttore che legge la notizia con le immagini che vanno sotto accompagnate da una gradevole base musicale. Magari se il tizio in questione si chiama Shephard Smith infarcisce il tutto anche con una certa scioltezza nelle battute. E invece da noi c'è ancora Ida Peritore che legge a macchinetta le dichiarazioni della solita ventina di politici che nessuno capisce.

Mobilitiamoci per abolire il servizio.




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16 novembre 2004


Stanno radendo al suolo Falluja ma a noi interessa solo il faking dead

Come al solito tutti i media mondiali stanno a farsi le seghe sul video dell'iracheno ucciso da un soldato americano a Falluja sebbene non fosse armato e anzi era addirittura ferito e già mezzo morto. Voglio dire, l'evento è assolutamente da condannare e inaccettabile, ma qualcuno si ricorda che in quella benedetta città da più di una settimana c'è una guerra senza esclusione di colpi, con bombardamenti aerei che hanno distrutto tutto e battaglie casa per casa? E qualcun altro si ricorda che il tutto si è reso necessario perché la suddetta città era diventata il quartier generale dei terroristi islamici di tutto il Medio Oriente, lì riuniti per tagliare la testa allo yankee, nonché alla guardia nazionale irachena di turno? E allora direi che sarebbe più importante capire quanti sono i morti, chi sta vincendo, come finirà, perché Powell ha già annunciato giorni fa che la città verrà ricostruita (avallando che venga rasa al suolo), piuttosto che soffermarci sul solito video show. Ma niente, i tg impazziscono per quel povero militare americano che dopo aver tenuto il grilletto premuto per dodici ore di fila alla fine ha ucciso quel povero iracheno. Possibile che l'informazione e la politica debbano sempre andare dietro l'evento particolare e non seguire mai il contesto? Mi consolerò con l'immancabile filmone su Falluja. Altro che Black Hawk Down.




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15 novembre 2004


Emilio Fede si spiaccicherà mai un uovo in fronte?

James Carville, il Karl Rove di Bill Clinton nei suoi otto anni di Casa Bianca e oggi fortunato conduttore tv per la Cnn, si è rotto un uovo in fronte in diretta televisiva perché prima delle elezioni americane aveva predetto la vittoria di John Kerry per 52 a 47. In Italia succederà mai una cosa del genere? No.




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