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Il linguaggio notturno

C'è un linguaggio notturno. Non è un ragionamento che si spiega alla luce del sole e si articola chiaro e compensibile a tutti, o perlomeno a chiunque voglia far lo sforzo di capire. E' un linguaggio che respinge gli altri poiché è un puro monologo. Il linguaggio diurno invece non può non essere un linguaggio realista che soppesa le forze esistenti, calcola come si ingranano fra loro, com'è possibile operare su di esse e in che senso. Per parlare con sicurezza la lingua diurna occorre conoscere quella notturna, nella quale solamente si imbastiscono i temi che saranno svolti nel giorno. Pensar di giorno colla lingua della notte fa solo correre il rischio di essere frainteso. Ma pensar la notte, cioè nell'ora del contatto panico, del distacco dalla propria particolare personalità e dalla propria sorte, pensare la notte con il linguaggio del giorno, significa sbagliare ogni meditazione, sforzarsi di conservarsi quando invece bisogna perdersi. Vuol dire rinunziare a preparare il succoso alimento, pieno di misteriosa forza nutritiva, al realistico linguaggio del giorno.

ALTIERO SPINELLI

Pubblicato il 11/6/2006 alle 19.39 nella rubrica ortaggi.

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