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Io lo amo questo Paese

Credevamo che era stata la campagna elettorale peggiore della storia, che non avrebbe interessato nessuno, che la politica non frega più a un cane. E invece la partecipazione è salita. Credevamo che il solito italiano opportunista e cliente si sarebbe buttato con tutta la mobilia sul carro del vincitore, quel Prodi che doveva plebiscitare il voto, che figurati se non vince, che ha già vinto da mesi ed è già presidente del Consiglio da un pezzo. E invece col cazzo che è andata così. Credevamo che Berlusconi fosse morto, finito, da pensionare, che Forza Italia avrebbe preso il 18 per cento, o in alternativa avrebbe preso il 21 mandando An sotto al 10 e l'Udc ai livelli del Ccd. Forza Italia primo partito, i centristi raddoppiano, An stabile. Credevamo che i Ds dovessero arrivare al 25 per cento, che tra un po' dovevano superare da soli anche la lista dell'Ulivo, che domani è un altro giorno e la coop sei tu. E invece 17 e mezzo per cento, qualche briciola più del tracollo del 2001, e Fassino verosimilmente dovrebbe andare a casa. Credevamo che fare campagna elettorale era del tutto inutile, che il Prof. oramai aveva vinto senza fare un cazzo di campaign, che la sua vittoria avrebbe infilato nel cesso qualche decina di anni di teorie e pratiche di comunicazione politica. E invece il Cavaliere ci ha spiegato nuovamente cos'è lo spin, il frame e l'iterazione del messaggio. Credevamo che quando l'establishment si schiera, i poteri forti scelgono il loro cavallo, i grandi editori danno il loro appoggio, allora il verdetto è emesso. E invece non è l'editoriale del Corriere della sera a dare la maggioranza del Senato.

Elezioni fantastiche, come Usa '94, tutto un fiato fino ai rigori. [E ora due mesi fantastici di trattative, controtrattative, governi ombra e rimodulazioni delle camere]

Pubblicato il 12/4/2006 alle 2.36 nella rubrica ortaggi.

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