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D'Alema al Quirinale, profumo di Prima Repubblica

Non c'è niente da fare, Massimo D'Alema è (insieme a Silvio Berlusconi) il viagra della politica italiana. Oramai da diversi anni. Solo quando c'è lui in campo (e l'altro) il divertimento è assicurato. Inciucio, in-ciu-cio, ma sentite come suona bene, come è bello, come si pronuncia fragorosomente? Ma non solo: intrighi, trame nascoste, killeraggi su commissione, manovre inconoscibili. Quando parla D'Alema inizia inesorabile il lavorìo dell'interpretazione autentica. Cosa avrà voluto dire? Cosa c'è dietro? Io credo che Massimo D'Alema possa diventare presidente della Repubblica. E lo spero! Lo voto al Quirinale. Sarebbe la sublimazione del Palazzo, l'eterno ritorno della Prima Repubblica, dell'ingegneria occulta, dei governi Bersani balneari, delle maggioranze a geometria variabile. Perché ovviamente Prodi alla prima volta che va sotto alle camere (e non mi sembra così difficile) viene inviato a casa per posta prioritaria. Avanti il prossimo! Quello splendido cinquantenne al Colle sarebbe una zaffata di sano togliattismo democristiano in questa amarezza di amarcord berlusconiano, a destra e a sinistra. Poi, è chiaro che se diventa presidente, dopo un minuto manda Cascella a dirigere il Corriere della sera, ma questi sono i famosi effetti collaterali. Vai Max!

Pubblicato il 19/4/2006 alle 18.57 nella rubrica ortaggi.

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