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Abolire il Quirinale

La costituzione materiale è cambiata da un pezzo; ora c'è l'elezione diretta del premier, il bipolarismo e una specie di premierato temperato. La Prima Repubblica è passata da un pezzo, i partiti si sono trasformati da strumenti democratici delle masse in comitati leaderistici sul modello delle lobby politiche americane. E allora oggi il Quirinale non ha più senso, perché quando è stato concepito aveva funzioni indiscutibili e non scritte che oggi non hanno più motivo di esistere, in quella forma. Oggi un cinquantenne ambizioso e politicamente pesante come Massimo D'Alema potrebbe fare del Quirinale una specie di Eliseo castrato, situazione inconcepibile in tempi in cui al Colle saliva solo un notabile chiamato a fare il notaio. Il Quirinale ha poteri pazzeschi, che assumono forza in base a chi è l'inquilino. Oggi un presidente della Repubblica che decide quando sciogliere le camere, respinge le leggi, accede ai servizi e ai loro dossier, guida le forze armate, guida la magistratura, ecco una roba del genere regalata ad un solo politico, neanche eletto dal popolo ma comunque proveniente dalla politica, non ha più senso. Se cambiano i pesi, ovvero i poteri formali e sostanziali del premier, devono cambiare anche i contrappesi. Se vogliamo andare verso una repubblica presidenziale, o semipresidenziale, lo si stabilisca con una discussione politica, una nuova costituente, non per forzature. Caro D'Alema, se arrivi al Colle devi immediatamente abolirlo.

Pubblicato il 8/5/2006 alle 1.4 nella rubrica grandi scenari.

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